MIHAI EMINESCU

                 L’ultimo gran romantico europeo, il poeta nazionale dei romeni, nacque il 15 gennaio 1850 nel villaggio di Ipotesti del distretto Botosani. E anche se I genitori appartenevano alla piccola nobiltà possidente di terre, il ragazzo menò la vita di un figlio di contadino- Sognatore, precocemente molto indipendente malgrano le punizioni inflittegli dal padre, un uomo aspro e assennato, in grando di far fronte agli impegni di una famiglia numerosa, egli ebbe a scoprire intorno a sé un mondo incantato che sarebbe divenuto più tardi l’universo della sua opera letteraria. Nella cultura il poeta estese le sue ricerche attingendo ad immenso orizzonte. I corsi che seguiva come I suoi interesi in generale erano di una diversità poco comune, dalla filosofia, alla storia, legge, economia politica, filologia, fino all’anatomia, fisiologia, chimica.

 
A quanto sembra, adesso si sta producendo nell’opera di Eminecu il profondo connubio tra l’inspirazione artistica ed il fondo folclorice e mitico della creazione popolare. Ritirandosi dall’universo emineschiano, esso lascia addietro solo l’ombra e le tenebre che assalgono la mesta poesia della maturità.

Quello che rimane tuttavia al ricercatore d’assoluto negli altri mondi è il conforto della conoscenza, come lo dimonstra l’affabulazione simbolica di “Luceafãrul” (Espero), che finisce, dopo la lezione di gnoseologia e iniziazione fatta all’eroe, dimentica della sua origine e natura, del Demiurgo, con l’opzione di Iperione per il proprio stato.

Ma il Nirvana emineschiano è frutto di un’immensa tensione drammatica, di un’amara sfida alle somme forze del mondo, che dimonstrano di più l’agonia del titano sottomesso attraverso la sofferenza e la solidarietà umana.
Il senso storico del pensatore politico rispondeva ad un impareggiabile senso delle origini e, nella cultura, ad un pio apprezzamento del folclore, la limpida e vasta civiltà del millenario spirito espressivo romeno, in cui si è affondato Eminescu, l’artista assetato d’autenticità. Il poeta ha dato pure alla lingua romena la sua piena unità in una geniale sintesi lessicale, morfologica e sintattica.

Con Eminescu si è avuto il tentativo unico di esprimere interamente attraverso un genio creativo, il genio del popolo romeno in un’opera incondizionata, di vaste proporzioni, che doveva, nel suo intento, rappresentare un modesto anello di congiunzione tra precursorie presente. Quello che gli è riuscito di compiere, superò sia il suo progetto che la nostra comprensione. Con il supremo sacrifizio di sé stesso in nome agli ideali, alle aspirazioni e tradizioni dei romeni, egli si è proiettato sull’orbita dei valori nazionali e universali, diventando la stella polare a cui si conduce oggi, a cent’anni dalla morte e si condurrà quanto la sua lingua ci sarà al mondo, la cultura e la creazione del suo popolo.

Zoe Dumitrescu- Busulenga

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